Poesie

 

 

 

Il mio nome adesso

ha il sapore delle regine

degli alfieri

e dei loro cavalli

che m’imbizzarriscono in bocca

Il mio nome di adesso

odora di sangue fertile e terra

in cui affondo  per possedere la radici

E’ la spianata su cui

gli spiriti degli antenati

glorificano

i corpi degli amanti

Il mio nome di adesso

è fondo e veste la carne

Sono Frida, Ipazia

e Giovanna

la papessa

E qui rimango

per cambiare nome

Ancora

 

 

LA CASA CHE PORTO francobollo grande

 

Fioriscono piogge di cristallo

suonatori d’aria e lacrime

versi cardamomo

sogni di latte

e odore di tango

nel sesso schiuso

della casa che porto al mondo

La casa che muovo

è notte

e parla alle cicale

scompiglia bottoni

e ride cerniere

È la pelle del mondo.

La casa che porto

è la mia preghiera

la gratitudine

e l’albero che sono

 

LA CASA IN CUI VIRGILIO MI FECE SOSTARE

LA CASA IN CUI VIRGILIO MI FECE SOSTARE                  

Avevo perduto

la cognizione dell’ipotesi

e della stratificazione

del sale rosso

tra le crepe delle tue strategie

e delle ingiurie al giorno

mentre scorticava la sera

sulle pareti

del tuo alfabeto bianco

Colavano mozziconi

e fili d’erba

tra il brusio e le incertezze

della festa di natale

così

mi sono fatta strada

e femmina

tra i fiori di capperi

l’origano

e l’antica via che porta al mare

C’è vento di borea

a me s’aprono pomodori

e le tue risate

con cui faccio aquiloni

per i bimbi di Kabhul

La Casa delle Partenze senza Ritorni- Francobollo grande

Scivolo

dove i fichi  e gli usignoli

spiumano le margherite

S’alzano il mandorlo,

il pesco fiorito

e il Conte Acquaviva

a portare

l’acqua della rinascita

a tutte le donne

che le sue frecce infilarono

come perle rosse

di un rosario

nella terra dei pozzi

Le mani stringo

a chi porta

la veste che m’incorona

figlia della mia terra

–  È Paolo

          Il Finoglio –

di granoturco e silenzi azzurri

s’ è tinta la pelle

 

 

 

La Casa dei pensieri Danzanti- francobollo

 

Ti guardo

come del Canova

“ Le Grazie “ terra mia

e stringono il petto e i merletti

sotto la veste di zucchero filato

che indosso

quando s’intrecciano

i corpi degli ulivi

e le scalinate

s’appendono alle case

fatte di latte

quando i limoni

abbracciano cancelli

e le ciliegie

promettono lune rosse

e cicale

quando le more

cavalcano siepi e pareti

e i gelsi bianchi

rincorrono la mia bocca

M’affaccio al balcone

e  appendo le mie risate

a fili sottili d’ombra

 

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